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2005 Storie di donne in digitale. La mostra di Argalia a San Nicolò di Giorgia Barboni

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“ Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri, di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori”. Scrive così Marcela Serano in “Antigua, Vita mia”. Ed è esattamente la sensazione che si prova nel guardare le foto di Adriana Argalia, “Ritratti, orizzonti femminili”. Tante storie. Storie di donne catturate nel massimo della loro femminilità e della loro fragilità, stori di bambine che fanno il bagnetto e che ti sfidano, dietro un paio di occhiali rossi. Tutto questo è Adriana Argalia , fotografa Jesi a che si lancia da sola nel mondo della fotografia e ha “un occhio” per tutto ciò che, per il suo solo essere, ha in ogni caso molto da dire. Una chiacchierata informale, tra le sue opere in mostra, inaugurata nella giornata di domenica 27 novembre in quella splendida( eppur poco utilizzata) cornice che è la chiesa di San Nicolò. Mostra realizzata in collaborazione con la Fidapa.Fotografie che coprono un arco di tempo di più di venticinque anni. “San Francisco, la fotografia che fa da copertina al catalogo, è stata scattata nel 1979 ed è per me l’inizio, anche simbolico, di questa passione”, mi spiega l’Argalia. Una donna che cammina verso una strada buia, una figura bianca che si staglia sul nero, una montagna di capelli. È tutto quello che sappiamo di lei e che sapremo.. Dice Ferruccio Ferroni nell’introduzione al catalogo: “Solo l’espressione, cioè la forma, dà valore ad una immagine, indipendentemente dalla realtà( senza la quale il fotografo non opera) che crea la poesia”. Creare poesia, portare avanti la propria arte con passione e senza alcun interesse economico e lasciare che siano le immagini a parlare, anche se sfumate, al di là del rigore della tecnica. “Ho scoperto il digitale - continua l’Argalia- e le sue infinite potenzialità: questo piccolo cervelletto meccanico che è veramente in grado di fare tutto. Trovo io il soggetto, il sentimento che lo ispira e la macchina scatta in automatico”. Un soggetto che accetta di farsi fotografare perchè ha qualcosa da dire, con il viso solcato di rughe o lèggerò nei sentimenti: sono questi i ritratti del nostro genius loci. Mi lascia con un sorriso e con la sua firma del catalogo. Ma la carica prorompente di questa mostra tutta al femminile giunge- come la sua voce- molto al di fuori della chiesa di San Nicolò. Voce della Vallesina