You are using an outdated browser. For a faster, safer browsing experience, upgrade for free today.

2010 "100 intellettuali per le Marche" intervento al Convegno 16/17 gennaio 2010

  • Home
  • 2010 "100 intellettuali per le Marche" intervento al Convegno 16/17 gennaio 2010

Sono una fotografa, il mio è un linguaggio delle immagini, parlo con le immagini emotivamente. Da fotografa vorrei raccontarvi la mia esperienza fotografica del paesaggio marchigiano, che mi ha permesso di sentire, gustare e capire il valore di questo territorio. Vorrei parlare della mia esperienza visiva, far risaltare una terra che emana le sue antiche radici rurali.
Il termine paesaggio ha un valore storico e umano, ma insieme percettivo ed educativo, per cui aspetti della civiltà e del sapere vengono messi in relazione tra di loro. E' categoria dell'attività umana reale, del fare, e mentale, dell'immaginare. Realtà e rappresentazione, occhio fisico ed occhio simbolico.
Coinvolge naturalmente la fotografia. Io ho fotografato Jesi e la Vallesina, Serra San Quirico, Montecarotto, Maiolati Spontini, Castelbellino, attraverso il vissuto della città e dei paesi, attraverso il corso delle stagioni e degli eventi, in uno spostamento continuo dal dove al quando.
Anche se preferisco i particolari, presento alcune visioni d'insieme che, oltre a dare risalto e valore ai frammenti, consentono di ricomporre l'identità storica, sociale, culturale dei luoghi.
In questa occasione accennerò a due cataloghi realizzati nello spazio di dieci anni circa.
Il catalogo di Jesi documenta le tracce della città romana medievale rinascimentale barocca e settecentesca che diventa dialogo con i paradigmi della tradizione industriale cittadina le vecchie filande e i capannoni abbandonati della Sima, con la dimensione umana e sociale e le sue tradizioni locali. Ho fotografato il teatro, elemento importante del paesaggio urbano perchè fa parte dei rituali dell'uomo, che si organizza come membro di una comunità, e continuo a fotografarlo fuori e soprattutto dentro.
Di questo catalogo Mario Giacomelli ha scritto :" La città presta la sua immagine alla memoria con l'idea di una completezza e la capacità di farsi custodire come testimonianza del tempo. Un'opera di valorizzazione di materiale visivo che si può guardare come patrimonio della cultura...un progetto di scrittura della nostra storia vivente nell'avvenire, fuori e dentro le mura come un ponte sugli anni".
più di dieci anni dopo, con il catalogo "Castelbellino", ho continuato la stessa linea di ricerca: pagine di una storia in cui i numerosi elementi paesaggistici, colline campi fiume e il paese sul cocuzzolo, il paesaggio che lo circonda con gli altri paesetti vicini e gli elementi urbani e architettonici si intrecciano con il contesto civile e culturale in una dimensione allo stesso tempo ideale e mitica. Castelbellino rappresenta un campione della condizione delle Marche laddove l'uomo c'è con i prodotti della sua stessa presenza, della sua fatica secolare, con la raccolta dell'uva e delle olive al vecchio rotone e alle antiche mura. Ho inoltre fotografato la gente nella festa quando, dimenticando almeno apparentemente le sofferenze, celebra la propria capacità civile di convivere e comunicare con gli altri; poi gli eventi culturali che hanno spaziato dal cinema letteratura e musica all'arte e alla filosofia.
Queta la mia avventura estetica del paesaggio marchigiano, luogo dell'anima della memoria del contesto sociale; oggi questo patrimonio è a rischio, il degrado postmoderno ha fatto grandi passi; la sfida è quella di valorizzare le radici della civiltà agraria, di non disperderle, utilizzare e armonizzare lo sviluppo e la crescita.

Volevo dare solo un suggerimento. Innanzitutto, la bellezza ci aiuta a vivere e per questo va difesa con le unghie e con i denti dove è ancora possibile trovarla. Si cerca di promuovere l'immagine delle Marche, molte delle immagini utilizzate sono belle, spesso se ne vedono alcune un po' smorte, documentarie. oggi noi veniamo sommersi dalle immagini e con tanti paesaggi che vengono dal mondo, si dovrebbe cercare di caratterizzarli, restituire lo spirito del luogo, ma non solo; bisogna dare anche il dinamismo l'inquietudine il movimento e il senso del mistero. poichè non dobbiamo dare un'immagine del tutto svelata, ma piuttosto bisogna in qualche modo attirare l'attenzione e stimolare la curiosità.
A volte vedo queste promozioni visive delle Marche piuttosto scialbe. ogni paesaggio dipende dal modo in cui viene posto, come si presenta e come può promuovere. Oggi, vivendo nel mondo dell'immagine, tutto ciò ha un'importanza fondamentale.